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Dicembre 2004

Il seme dell’Amore

Durante la Veglia del S.Natale si proclama dal Martirologio Romano questo annuncio: “Nell’anno 5199 dalla Creazione del mondo… l’anno 752 dalla fondazione di Roma… l’anno 42° dell’imperatore Ottaviano Augusto, stando tutto il mondo in pace… nacque Gesù Cristo in Betlemme da Maria Vergine”.
Se dovessimo attualizzare questo testo, dovremmo dire: mentre non si spengono ancora gli echi di nuove guerre, mentre la stessa regione dove è nato Cristo è sotto il terrore di atroci attentati e violenze… e mentre gli uomini non vivono ancora da fratelli…, nell’anno del Signore 2004 Cristo torna a nascere e ripete agli uomini l’annunzio della Pace: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama!”.
Un evento lontano più di venti secoli torna ancora una volta vivo e attualissimo. Gesù in Betlemme nasce per tutti, senza distinzioni, portando una speranza che non muore. Sono semmai gli imperi e le ideologie ad invecchiare e a passare.
Dovremmo tutti riscoprire la semplicità, la bellezza, l’innocenza, la piccolezza di questo Dio Bambino, il volto divino e portatore di pace che è Gesù salvatore. Dovremmo tornare tutti allo stupore pieno di mistero e di gioia che solo i semplici e puri di cuore sanno provare per capire il Messaggio del Natale.
Ma il Natale ci ricorda che il bene è possibile, se solo ci sforziamo di andare all’essenziale e non ci fermiamo alla fatuità del natale consumistico. Tutti dobbiamo adoperarci, dando il meglio di noi stessi per far fiorire il bene comune, quel bene annunciato a Natale e nel natale del Signore.
In un simpatico libro di fiabe sul Natale si legge di un sogno fatto da un giovane, il quale ammira intorno preziosi frutti nati da alberi splendidi e rigogliosi, mentre tra questi si muovono figure angeliche. Il giovane si avvicina ad un Angelo manifestando la volontà di acquistare alcuni di quei frutti. “Aspetta figlio, interrompe l’Angelo,… guarda che qui non si vendono frutti, ma solo semi”.
Ecco che cosa ci ricorda il Natale: che tutti dobbiamo essere dei buoni seminatori e coltivatori di semi di giustizia, pace, perdono, amore. Per troppo tempo gli uomini sono vissuti gli uni accanto agli altri, se non gli uni contro gli altri. Oggi dobbiamo vivere insieme… e il cristiano deve insegnare questo.
Natale è L’Incarnazione di Dio. Che cosa significa Incarnazione? Eliminazione delle distanze… Volontà di comunione… Natale è Dio che si fa vicino, si fa prossimo… non più emarginati intorno al cristiano. Individuiamo gli spazi dove devo farmi prossimo.
Solo così si riuscirà a vivere gli uni per gli altri. La sola legge, la sola gloria, la sola verità sarà AMARE. Solidali o solitari diceva R. Follereau: bisogna scegliere.
Natale! Da quel giorno sappiamo che l’Amore salverà il mondo! Ogni seme di Amore, presto o tardi fiorirà. Auguro a tutti voi, a me stesso, a tutti gli uomini, di contribuire al raggiungimento di questa fioritura.

fra Corrado Trivelli

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Ottobre 2004

Spirito di comunione, spiritualità e urgenze

Cari amici, al mio ritorno dall’esperienza di condivisione missionaria in Tanzania, vissuta con alcuni giovani provenienti da gruppi missionari presenti nella nostra regione e oltre, ho sentito il bisogno di mettermi subito al lavoro per preparare questo numero di Eco delle Missioni, affinché vi giunga nel prossimo mese di Ottobre, mese dedicato alla Missione ad Gentes. Ringrazio tutti voi per averci accompagnato con la preghiera, ma chiedo ancora questo prezioso contributo per alcune mie intenzioni, riguardanti la vita e il servizio di questo Centro di Animazione Missionaria, e per il bene e la vitalità spirituale e pastorale delle nostre Missioni che ho nel cuore e al vertice dei miei pensieri. Le intenzioni che in proposito urgono sono tante, ve ne presento alcune. La prima riguarda la fedeltà, la santità, lo spirito di comunione e di testimonianza apostolica, non solo dei componenti il C.A.M. e dei fratelli missionari cappuccini, ma di tutti i gruppi e le comunità di Laici che intendono esprimere e vivere la vocazione battesimale con autenticità. Ricordando ancora una volta che la missionarietà non è “fare” qualcosa per la Chiesa, ma “essere” Chiesa. La seconda intenzione riguarda il numero e la qualità delle vocazioni missionarie, nelle varie forme: presbiteriale, religiosa e laica. Vivendo a fianco dei missionari constatiamo essere presente in loro la giovinezza dello spirito che, dopo molti anni di ministero, dà ancora la forza di ricominciare daccapo con il medesimo entusiasmo; non di meno non possiamo negare che il tempo ha fatto la sua parte, segnando il fisico dei fratelli, rendendoli più fragili e deboli. Illumini il Signore ogni fedele su questo problema, e ispiri al tempo stesso un più vivo e forte amore per Lui e per il suo Regno in molti giovani! Questo non solo a vantaggio della “Missio ad Gentes”, ma anche per una crescita vitale, pastorale e missionaria all’interno delle Chiese locali, in cui siamo chiamati a vivere. La terza intenzione non ha l’importanza delle prima due, ma rientra anch’essa nell’interesse del Regno di Dio. Mi riferisco alla necessità, per quanto subordinata alle altre, di sostenere economicamente e materialmente la realizzazione di progetti di promozione umana, culturale e spirituale delle popolazioni in via di sviluppo, dove operano i missionari. Durante i nostri incontri, e anche su questa rivista, non manchiamo di presentare progetti in corso o nuovi progetti da mettere in cantiere. Abbiamo fatto fronte ai problemi di questi anni, e ci sono stati contributi anche rilevanti, ma ancora insufficienti per rispondere adeguatamente alle urgenze di un mondo emarginato. Preghiamo perché nelle nostre realtà locali, coloro che potrebbero aiutarci abbiano più generosità, e perché noi possiamo meritarci un sostegno maggiore e più risolutivo. Che le Chiese locali, in cui viviamo e operiamo, siano pervase in tutte le loro componenti da un forte spirito di fede, di santità, di coesione e di impegno missionario. Mi affido alla vostra carità e alla vostra preghiera.

fra Corrado Trivelli

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Giugno 2004

La certezza della continuità

Amici carissimi, questo numero vi giunge in ritardo rispetto alle consuete scadenze trimestrali, per essere in sincronia con il convegno di fine triennio (2 giugno), di cui diamo un resoconto nella rubrica “Primo Piano” e per riferire di due importanti celebrazioni capitolari interne al nostro mondo cappuccino, quello della Custodia Nigeriana (14- 16 Aprile) e quello della Provincia Toscana (23-30 maggio), il primo dopo l’unificazione delle due ex-provincie di Firenze e Lucca. Quest’ultimo potrebbe avere delle conseguenze anche sull’attuale struttura organizzativa del C.A.M. Del resto vale sempre la nostra comune convinzione, tanto cara alla Regola Francescana, che nella obbedienza si costruisce sempre qualcosa di nuovo per il Regno di Dio. Le Sacre Scritture continuamente forniscono esempi e modelli di questa efficace obbedienza, incominciando dal nostro Padre Abramo. Alla fine di questo triennio, sento comunque l’urgenza di ringraziarvi per il vostro lavoro, nella certezza della sua continuità, a prescindere da eventuali cambiamenti organizzativi. Con la vostra vicinanza a servizio delle Chiese del mondo, rappresentate un riferimento sicuro per quanti sono alla ricerca della Verità che salva. Con l’animazione missionaria che realizzate in adempimento all’ordine di Cristo, voi offrite un messaggio di amore e di speranza a tutti gli uomini, fino ai confini del mondo. La speranza, di cui siete araldi, è quella che nasce dalla morte e risurrezione di Cristo. Per questo, voi dovete avere una speciale considerazione per quei popoli del mondo, dove il dolore è più grande e la necessità più acuta, le popolazioni del cosiddetto Terzo Mondo. Il vostro impegno è a fianco dei missionari del Vangelo che, predicando la solidarietà e l’amore, si sacrificano per la pace, giungendo talvolta al dono della vita per “l’amore di Cristo che li spinge” (2 Cr.5,14). Quando vi angustiate per le sofferenze di altri popoli e operate per alleviare il loro grande bisogno di soccorso, voi state operando per aiutare i vostri stessi popoli, le vostre stesse Comunità e Chiese, ad uscire dalle strettezze dell’egoismo, dal soffocamento dell’abbondanza e da comportamenti a volte indegni di esseri umani. Quando, con fede sincera, meditate le parole di Gesù e operate nel suo spirito, voi sapete che si applicano a voi le sue parole: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt. 25,40)

fra Corrado Trivelli

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Marzo 2004

La luce di Dio

Amici e fratelli carissimi, questo numero di Eco delle Missioni, vi giungerà in prossimità della Pasqua, per cui è doveroso aprire questo mio breve intervento coll’annuncio: “la gioia e la pace del Cristo risorto sia con voi“. Mentre vi scrivo, siamo nel pieno della Quaresima, vivendo il momento più forte di tutto l’anno liturgico. È il tempo che ci introduce nel Mistero Pasquale, che è mistero di morte e di vita. È il tempo che ci prepara a godere dei frutti della Risurrezione di Cristo, attraverso il nostro impegno di preghiera, di carità e soprattutto il nostro impegno di penitenza: quella penitenza che è conversione che ci porta alla riconciliazione con Dio e con i fratelli. Cristo, il Verbo di Dio, ci ha mostrato l’amore, ha portato la luce, si è fatto Via, Verità, Vita. È un amore che rifiuta la logica dello scambio, perché dona senza aver ricevuto, e dona ancora, anche se ha ricevuto un rifiuto; è un amore capace di immolazione e di umiliazione. È una luce che non promana da un apparato di potenza, ma dall’umiltà di una croce che, però, diventa punto di riferimento, faro di salvezza nella oscurità di un mondo immerso nel peccato. È una luce che molti non hanno accettato e non accettano e non hanno visto o non vogliono vedere, per cui continuano guerre e persecuzioni, e Cristo continua a patire e morire in tante membra di questo immenso corpo umano, specialmente là in quella terra che è stata a suo tempo pervasa dalla sua luce, sia quella della sua nascita, come quella della sua Risurrezione. Sta a noi cari fratelli, che accogliamo il divino messaggio farci segno dell’Amore e luce riflessa dell’unica vera luce. Viviamo in un tempo di fitte tenebre e potremmo schernirci come un tempo Israele, di chi ci ammonisce e ci invita a ricostruire e così non vivere la responsabilità di operare il bene e di essere costruttori di quel mondo nuovo cui i più anelano. Dio che ieri ha mandato suo Figlio, oggi manda noi. La morte di Gesù non è concepibile senza la Risurrezione; il Venerdì Santo non è spiegabile senza la Pasqua. Contempliamo fratelli la Gloria dei Risorto! Pensiamo a quel corpo lacerato per il peccato dell’uomo, sul punto di essere rianimato dal soffio dell’anima. Pensiamo a Gesù nell’atto di ringraziare il Padre per avergli dato tutti i popoli e nazioni come sua eredità. E quell’eredità è anche nostra. Un’eredità da amare, da difendere, da proteggere, da sostenere ad ogni costo, affinchè possa camminare e crescere, non solo nella verità che è Dio, ma anche nella piena dignità di figli di Dio. A Cristo, fratelli carissimi, affidiamo le nostre attese e speranze, perché divengano certezze e gioia nella sua Pasqua di Risurrezione. A tutti e a ciascuno in particolare auguriamo i gaudi della resurrezione. Buona Pasqua! Alleluia !

fra Corrado e i confratelli del C.A.M.

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