Pugu

Parrocchia di Pugu a Dar es Salaam in Tanzania

Il villaggio di Pugu è situato a circa 25 km a sud-ovest del centro di Dar es Salaam (Tanzania), sulla strada dedicata a Julius Kambarage Nyerere, primo presidente della Repubblica tanzaniana e padre della patria.
La maggioranza della popolazione locale indigena di Pugu è di religione musulmana. I cristiani, una minoranza, provengono da altre parti del paese e si sono stabiliti a Dar es Salaam per motivi di lavoro.

La parrocchia di Pugu, dedicata a San Francesco d’Assisi, ha generato il 6 gennaio 2013 una nuova parrocchia, comprendente oltre un terzo della parrocchia madre e affidata dal Vescovo alla cura di una congregazione di missionari provenienti dal Kerala (India).

Adesso la parrocchia di Pugu conta tre sottostazioni missionarie (anch’esse potenziali parrocchie) con un totale di 7000 cattolici. Le associazioni religiose vive sono l’Unione delle donne,  l’Unione degli uomini, l’Unione dei giovani , l’Unione degli studenti, l’Unione degli intellettuali, i Carismatici, la Santa infanzia (unione  dei bambini), la Legione di Maria. Importanti sono pure i seminari intensivi (circa 12 incontri) per la preparazione al sacramento del matrimonio, la preparazione dei catecumeni che dura 2 anni, la preparazione alla prima confessione e comunione che dura pure 2 anni, e la preparazione alla cresima, anch’essa di due anni.

Nell’area della parrocchia di Pugu c’è il maggior numero di scuole, sia elementari (una ventina) che secondarie (un’altra ventina), delle parrocchie della diocesi. E’ quindi Importante avere un piccolo fondo per aiutare gli alunni più poveri della zona che lottano per  avere un’istruzione. Localmente non abbiamo altre entrate al di fuori delle offerte domenicali e della cosiddetta decima.

E’ in costruzione la chiesa della sottostazione di Ulongoni, dedicata a padre Pio da Pietrelcina. . La copertura del tetto è stata ultimata; Il resto è tutto da fare (pavimenti, porte, altare, panche…). Anche questa sottostazione conta più di un migliaio di fedeli.

Inoltre, è necessario un ampliamento della chiesa delle sottostazioni di Buyuni e Viwege, abbastanza vicine tra loro. In questa zona, infatti, l’inurbamento è ai massimi livelli, perché il governo vi ha trasferito la popolazione che viveva nelle vicinanze dell’aeroporto internazionale di Dar, che è stato ampliato.

Problema dell’acqua : non siamo riusciti a risolvere il problema dell’acqua, che dobbiamo comperare ogni fine mese. Lo sfruttamento dell’acqua piovana, almeno per la per la chiesa  e la residenza dei missionari,  non è possibile a causa dei tetti in eternìt.

Storicamente quella di Pugu è la prima parrocchia della diocesi di Dar es Salaam, la cui evangelizzazione risale al lontano 1887, quando Dar es Salaam era solo una piccola cittadella di circa 3500- 4000 abitanti (oggi ne conta quasi 4 milioni).
In quell’anno i missionari Benedettini di St.Ottilien, Baviera (Germania),  ragggiunsero Dar es Salaam e dopo una previa investigazione in loco, nel febbraio del 1887 dettero inizio alla costruzione della missione fuori della città, nel luogo chiamato appunto Pugu, dove c’era molta acqua, l’aria era pura e il terreno fertile.
Questi missionari, che erano anche muratori, falegnami, sarti, calzolai etc, dopo avere eretto una grande croce, iniziarono subito i lavori di costruzione della casa per i missionari,di quella per le suore e di quella per i ragazzi della scuola.
Le loro grandi speranze, sia di carattere sociale che spirituale, svanirono improvvisamnte il 13 gennaio 1889, quando la loro missione fu assalita da un gruppo di arabi, in accordo con alcuni indigeni, sotto il comando di Bushiri bin Salim. Le case della missione furono bruciate, due religiosi Benedettini e una suora  furono uccisi e gli altri furono presi prigionieri. Nell’assalto rimasero uccisi anche sette giovani orfani che abitavano alla missione. Dopo questa tragedia i Benedettini fecero ritorno in Germania, per ritornare in Tanganyika alla fine dello stesso anno (1889); questa volta, però, non si stabilirono a Pugu ma posero la loro dimora nella città di Dar es Salaam.  Da allora Pugu divenne una ‘bush school’ che veniva visitata, di quando in quando, dai missionari residenti in città.
Nel Settembre del 1920 arrivarono in Tanganyika i Cappuccini svizzeri, a cui fu affidata la cura delle missione di Pugu.
Nel 1934 questi frati eressero una chiesetta in onore di San Fedele da Sigmaringen, cappuccino svizzero e primo martire dell’Ordine dei frati minori cappuccini nel secolo XVI.
Nel 1948 i Vescovi del Tanganyika decisero di costruire nella zona di Pugu una scuola secondaria per giovani cattolici, conosciuta col nome di  St. Francis College, sotto la direzione dei Padri dello SpiritoSanto, provenienti dall’ Irlanda.
Nella lista dei maestri di questa scuola figura il nome di Julius Kambarage Nyerere, primo presidente del Tanganyika, e padre della patria, che insegnò in questa scuola dal 1952 fino al 1955, prima di gettarsi nel campo della politica.
Per questo la zona di Pugu è importante sia come luogo d’inizio della religione cattolica nell’Arcidiocesi di Dar es Salaam, sia come luogo d’inizio di tutte quelle attività politiche che, sotto la guida di di Julius Kambarage Nyerere, portarono all’indipendenza della nazione senza spargimento di sangue il 9 Dicembre 1962 (quest’anno abbiamo celebrato 50 anni d’indipendenza).
Julius Kambarage Nyerere è morto nel 1999 di leucemia. Per la sua rettitudine morale e politica e la testimonianza di vita cristiana, la chiesa  ne ha aperto il processo di beatificazione.
Nel 1968 il St. Francis College fu nazionalizzato dal governo per motivi di carattere politico. Solo la chiesa, che fungeva da cappella degli studenti cattolici, e la casa dei padri rimasero di proprietà cattolica. Oggi quella stessa chiesa (abbastanza grande) funziona da chiesa parrocchiale.
La parrocchia attuale è condotta dai frati minori cappuccini e l’atttuale parroco (dal 2002) è Padre Leonardo Amadori (O.F.M. Cap), italiano, nativo di Santa Sofia (Forlì) e missionario in Tanzania da 45 anni.

Pugu Catholic Church, P.O. Box 18105, Dar es Salaam – Tanzania.
Ufficio: +255 732 990056  Mobile: +255 784 409128  Email: padre.leonardo.amadori@gmail.com

Le cose belle della Parrocchia

Ne nomino alcune:

1. La vivacità dell’apostolato dei laici attraverso le piccole comunità cristiane.
L’idea portante che ci guida in tutte le nostre attività pastorali è quella di evangelizzare in profondita’, tramite la formazione delle piccole comunità cristiane, chiamate anche comunità di base. Esse non sono altro che suddivisioni o ramificazioni della parrocchia, sufficientemente piccole da permettere strette relazioni umane tra tutti gli appartenenti. La piccola comunità cristiana è formata da 10-15 famiglie che vivono nelle vicinanze e che, come membri di un’unica famiglia si sforzano di vivere insieme, sia nella gioia che nel dolore, la loro fede cristiana. Questo modello di chiesa come famiglia di Dio si confà molto alla cultura africana, in cui il concetto di fratellanza (ujamaa di Nyerere) è molto forte e l’accento è messo sulla premura per l’altro, la fiducia reciproca, la promozione della riconciliazione tra etnie (tema del secondo sinodo africano), l’importanza del decidere insieme etc… insomma una specie di democrazia nella chiesa.
La comunità di base è il luogo privilegiato dell’apostolato dei laici: il loro consiglio, la loro collaborazione sono richiesti a ogni livello di attività pastorale. Ma le piccole comunità cristiane sono soprattutto luoghi di preghiera, ascolto e meditazione della Parola ed anche di riflessione sui vari problemi sociali e politici che riguardano la vita della comunità nel suo insieme. Il tutto, però, visto alla luce del Vangelo. A tale fine la comunità si raduna di casa in casa, a turno, almeno una volta alla settimana, nel giorno a tutti piu’ conveniente.Nella piccola comunità si possono celebrare i sacramenti: battesimo, riconciliazione, matrimoni e, di quando in quando, anche l’eucaristia.
La parrocchia di Pugu (senza contare le sottostazioni) ha ben 65 picccole comunità di base. Possiamo constatare personalmente che dove la piccola comunità è viva e i suoi leaders sono attivi, la vita dei cristiani cambia sempre in meglio. Anche la partecipazione alla liturgia domenicale della parrocchia (parrocchia intesa come famiglia di famiglie) è assai migliorata, almeno nelle parrocchie di città.  Anche il servizio della carita’ per più deboli e l’assistenza spirituale agli ammalati sono rese più facili. Inoltre, specialmente nelle zone di città, i cristiani sentono molto il dovere di sostenere finanziariamente le attività pastorali della chiesa, almeno nella sua ordinaria  amministrazione.
Chi volontariamente non si unisce in qualche modo alla piccola comunità cristiana si pone fuori dalla Chiesa, perchè la piccola comunità cristiana non è un’associazione qualsiasi, non è un gruppo di preghiera, ma Chiesa locale.
La piccola comunità di base è di grande aiuto nell’affrontare una sfida grande per la chiesa cattolica: il proliferare delle cosiddette sette cristiane africane di stampo protestante, che hanno un grande potere di attrazione, un forte spirito comunitario, un grande impegno di proselitivismo. Purtroppo in molte di esse l’evangelizzazione è un affare. Vi circola molto denaro, anche proveniente dall’estero.
Un motivo per cui i cattolici sono attratti da queste sette è il cosiddetto servizio o  ministero delle guarigioni che è al centro di tutta l’attività che vi si pratica. L’africano medio non distingue molto tra religione e medicina/guarigione: per la gente comune la religione è in buona parte un mezzo per ottenere o  ridare non solo salute e vita spirituale, ma anche salute e vita al corpo. Il servizio delle guarigioni, reso da persone che dicono di possederne il carisma, sfocia spesso in gesti di superstizione e la superstizione porta spesso divisione all’interno della comunità. Dove la formazione dei cattolici è rimasta allo stato elementare, queste sette traggono facilmente vantaggio dal tipo d’ignoranza che ho cercato di decrivere.
Per questo motivo attualmente in Africa la priorità pastorale non è tanto quella d’incrementare il numero dei cristiani, evangelizzando e battezzando i pagani, quanto quella di evangelizzare i battezzati che non sono mai stati cristiani, se non di nome. Di fronte ai cattolici che abbandonano la loro fede, noi missionari ci chiediamo: abbandonano veramente la fede o semplicemente ritornano là da dove sono venuti? Forse non sono mai stati veri cristiani, forse cioè non si sono mai veramente convertiti.

2. La Scuola di avviamento professionale è un’altra delle cose belle della parrocchia di Pugu.
La parrocchia, infatti, oltre a condurre le ordinarie attività apostoliche comuni ad ogni parrocchia, ha deciso di costruire nella zona si sua proprietà una Scuola d’istruzione e avviamento professionale. Gli inizi della costruzione risalgono al dicembre del 2009. Questa  scuola professionale è stata chiamata St. Francis Technical College e potrà essere frequentata da giovani di ambedue i sessi, senza riguardo alla loro religione o ideologia, e sarà anche un segno per onorare la memoria e la storia della zona di Pugu, perché non sia dimenticata dalle giovani generazioni: storia gloriosa, sia dal punto di vista religioso che socio-politico. La costruzione è a buon punto, ma molto resta ancora da fare.
L’obiettivo principale di questo progetto è quello di dare ai giovani che terminano la scuola secondaria la possibilità di frequentare una scuola che li renderà capaci di svolgere un mestiere e di trovare un’occupazione in qualsiasi campo di specializzazione professionale riguardante i settori in crescita nella nazione (industria, costruzioni etc.).
La Scuola prevede 3 anni di studio al termine dei quali gli studenti acquisiscono un advanced diploma. I possibili campi d’istruzione sono: ingegneria elettrica, ingegneria elettronica, ingegneria civile , tecnologia di computer, tecnologia d’informazione etc. Abbiamo pensato d’iniziare con il corso di ingegneria elettrica.

3. Altra cosa bella è l’asilo che stiamo costruendo per i bambini.
Per mancanza di terreno (problema già risolto da qualche anno) Pugu era l’unica parrocchia della diocesi che non aveva una scuola per i più piccoli.
Mi stava tanto a cuore la sua costruzione perché qui in missione l’asilo non è solo una iniziativa a carattere sociale ma anche religioso, alla quale le autorità della chiesa sono  molto sensibili, poiché sono consapevoli che l’educazione alla fede inizia nelle prima fanciullezza.
La costruzione è già iniziata e sono stati ultimati il primo e il secondo blocco (solo muratura e copertura ). Il primo comprende 3 aule (ognuna capace di 25-30 bambini) e 3 uffici (accettazione, capo maestri , raduno maestri). Il secondo comprende i servizi igienici per i bambini e per i maestri.
Una terza costruzione prevede un piccola cucina e un magazzino per le cibarie. Una quarta e ultima costruzione sarà un semplice capannone per la refezione dei bambini e per la riunione generale dei bambini insieme ai loro genitori in alcune circostanze particolari dell’anno scolastico. Per motivi di sicurezza l’area della scuola dovrà essere recintata in maniera speciale.
Abbiamo voluto una scuola adeguata all’ambiente in cui operiamo: da 10 anni sono a Pugu e il fenomeno dell’urbanizzazione è sotto gli occhi di tutti. Anzi, sembra che in un prossimo futuro Pugu diventi una città satellite di Dar es Salam. 

 

 

La parrocchia di Pugu chiede a tutte le persone di buona volontà, senza riguardo alla loro religione, fede o ideologia, che ci sorreggano e sostengano nel nostro sforzo per la realizzazione di questi progetti.

Con la scuola di avviamento professionale vogliamo onorare l’illustre storia di Pugu, luogo d’inzio del cattolicesimo non solo nell’Arcidiocesi di Dar es Salaam, ma in tutta l’Africa Orientale e luogo d’iniziative e atttività socio-politiche che sfociarono nell’indipendenza dello stato.

Con l’asilo vogliamo onorare la memoria di P. Silverio Ghelli, che era mio assistente nella parrocchia di Pugu e che dirigeva i lavori di costruzione prima di essere coinvolto nel fatale incidente del 22 novembre 2011 lungo la strada Morogoro – Dar, dove trovarono la morte  altri due nostri confratelli, Padre Corrado Trivelli e Padre Luciano Baffigi, e un giovane volontario, Andrea Ferri.

(contributo di P. Leonardo Amadori, missionario a Pugu)

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