Kibaigwa

Kibaigwa si trova lungo la strada asfaltata che collega Morogoro a Dodoma, sul vasto altopiano della Tanzania, caratterizzato dal territorio della savana, arido per lunghi periodi dell’anno; quindi difficilmente coltivabile. A livello amministrativo il villaggio di Kibaigwa è nel distretto di Kongwa e nella regione centro-occidentale di Dodoma, la capitale.

Padre Fabiano Cutini, originario di  Subbiano, in provincia di Arezzo, è il missionario che risiede a Kibaigwa. Qui si trovano la chiesa parrocchiale, le abitazioni dei missionari e delle suore, l’asilo, frequentato da circa 100 bambini, la scuola di cucito, il dispensario e gli ambulatori medici, la casa di formazione dei catechisti e la scuola  superiore, frequentata da più di 500 studenti!

Lo sviluppo del villaggio di Kibaigwa

 Negli anni 90 Kibaigwa ha iniziato un processo di trasformazione tuttora in corso. La popolazione si aggira attualmente intorno ai 17-18000 abitanti ed è in continua crescita. Il primo motivo di sviluppo di questo villaggio è dovuto alla sua posizione lungo la strada asfaltata che da Dar Es Salaam attraversa tutta la Tanzania  e la collega ad altri stati confinanti. Su questa ottima base si è innestata la realizzazione di un grande mercato del mais, coltivato nei numerosi villaggi del circondario, e questo ha fatto la consistente differenza, portando Kibaigwa ad essere il centro di un’intensa attività economica. Oltre al mais, sono state incentivate colture minori come quelle delle noccioline, dei fagioli e del girasole e sono stati costruiti frantoi per produzione dell’olio. Le condizioni materiali di tante famiglie sono migliorate e alle capanne si stanno sostituendo le abitazioni in cemento.

Non dimentichiamoci tuttavia che stiamo parlando di realtà africane che non possono essere assimilate ai nostri paramentri di sviluppo. La crescita di Kibaigwa è intensa, ma piena di “vuoti”, dovuti alla situazione dei paesi del terzo mondo che entrano in contatto con elementi di sviluppo occidentali senza aver precedentemente effettuato quelle fasi preliminari di progresso materiale che noi occidentali diamo per scontate. Il viaggiatore che percorre l’importante arteria di comunicazione che passa proprio lungo il villaggio di Kibaigwa vede automezzi pesanti che in Italia non potrebbero mai e poi mai ottenere il permesso di circolazione! Le infrastrutture di base (fognature, acqua corrente, servizi igienici, illuminazione…) sono inesistenti, gli ospedali statali sono pochissimi, situati solo nelle grandi città , Il colorato mercato di Kibaigwa è un dedalo di bancarelle polverose sulla terra piena di avvallamenti e buche; all’interno del grande mercato del mais ci sono donne e bambini poverissimi che con una piccola scopetta o con le mani raccolgono i chicchi che cadono in terra. Questo spettacolo di povertà è veramente indescrivibile: la prima volta che ne ho fatto esperienza sono diventata triste fino alle lacrime e mi si è chiuso lo stomaco. Alcuni del mio gruppo hanno fatto delle offerte…, quelle donne piangevano per la felicità e continuavano a ringraziare con un’umiltà che ci imbarazzava tantissimo perché sentivamo che, a causa delle disparità economiche, non è vero che tutti gli uomini sono uguali! Queste sono esperienze importanti da vivere per essere capaci, poi, di amministrare meglio i soldi che guadagnamo, pensando sempre anche a chi non ha niente.

  

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