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Dicembre 2009

Aiutare ad aiutarsi

Amici carissimi, intendo in questo mio breve intervento dare una risposta a coloro che, preoccupati del mio stato di salute, hanno cercato di dissuadermi dall’intraprendere nuovi viaggi e progettare ancora visite nelle missioni africane. Ringrazio innanzitutto per la premura che rivela l’affetto fraterno nei miei confronti, ma di fronte a certe necessità mi sento spinto a non tirarmi indietro e faccio mio il detto paolino: “l’amore per il vangelo mi sospinge”. Non mi giudicate presuntuoso, ve ne prego, perciò voglio confidare a voi la motivazioni che mi hanno portato ancora una volta a visitare i fratelli della Nigeria. Sono rimasto suggestionato e emozionato dal grido di Benedetto XVI: “Alzati Africa!”, pronunciato al termine dell’Omelia il 22 Marzo scorso a Luanda in Angola. “Alzatevi, ponetevi in cammino. Guardate al futuro con speranza, confidate nelle promesse di Dio e vivete nella sua verità. In questo modo costruirete qualcosa destinato a perdurare e lascerete alle generazioni future un’eredità durevole di riconciliazione, di giustizia e di pace”. Al questo grido si aggiunge il messaggio dello stesso Pontefice per la giornata missionaria mondiale, celebrata il 18 Ottobre: “Le Nazioni cammineranno alla tua luce” (Ap. 21,24). Durante il Sinodo della Chiesa africana i Padri sinodali hanno condotto i loro studi e lavori alla luce di questi messaggi, confermando la volontà e la necessità di liberarsi dallo sfruttamento di organizzazioni del mondo del sovrasvilluppo, che solo apparentemente manifestano condivisione e solidarietà, e impegnare le Chiesa dell’Africa e le popolazioni a camminare autonomamente. In primo luogo promettendosi l’impegno di vivere il Vangelo e non solo come servizio alle comunità cristiane, ma come annuncio di salvezza e di promozione per tutti quelli che ancora non lo sconoscono e sono alla ricerca sincera della verità. È stata ribadita la necessità dell’inculturazione, per evitare un tipo di colonialismo religioso e culturale. È stato anche ripetuto, ciò che da tempo e da più parti è stato richiesto: “non rifiutiamo gesti di solidarietà e di amore fraterno, purché siano mirati ad aiutarci a camminare da soli”. Ecco le risposte alle domande, ecco perché nella nostra stampa invitiamo a prestare attenzione ad una porzione di Africa che in effetti, come documentiamo, ha iniziato timidamente un cammino più autonomo, ecco il motivo dei miei viaggi e delle mie ripetute visite, dei miei ritorni sia in Tanzania che in Nigeria: per aiutare i fratelli africani ad aiutarsi da soli.

fra Corrado Trivelli

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Ottobre 2009

Ottobre Missionario

Siamo di nuovo in ottobre, mese che nella tradizione della Chiesa è chiamato “missionario”. Tempo propizio per allargare gli orizzonti della fede, per sentire nella nostra esperienza il grido del bisogno di Dio che si alza da tanti luoghi posti ai margini del pianeta, dove due terzi della popolazione mondiale conduce un’esistenza dolorosa, perseguitata da enormi problemi spirituali e materiali. “La passione per il Vangelo mi sospinge”, dice l’Apostolo Paolo, e noi aggiungiamo col Cardinale Carlo Maria Martini: “Nell’impegno dell’evangelizzazione la passione è una spinta necessaria e insostituibile, perché capace di superare ogni ostacolo rappresentato dal vuoto di ideali e di valori, da un’etica individualistica e utilitaria, da un modello consumista che nonostante le crisi accusate, domina sempre di più”. Tutto ciò sta rendendoci meno capaci di interessarci ai problemi degli altri, rivelando pigrizia nell’accogliere nel nostro vissuto il mondo della missione: è diminuito infatti l’interesse per la stampa missionaria e sono sempre meno partecipati i momenti di formazione e i convegni sulla evangelizzazione “ad Gentes”. I gruppi che si organizzano per un’esperienza di condivisione missionaria, all’inizio si caricano di entusiasmo, ma al ritorno si disperdono e difficilmente perseverano nella disponibilità alla collaborazione. Per molti fedeli, ma anche religiosi e sacerdoti, è venuta meno la passione, che è l’ottimismo della fede in Dio “che si rende concreto e praticabile nella storia di ciascun credente, nel momento in cui fa spazio nella propria vita all’essenziale, a Colui che attraverso lo Spirito genera novità di vita” (Giovanni Paolo II “Tertio M. Ad. 12). Ai giovani convenuti ad un incontro di preghiera il Cardinal Martini diceva: “Bisogna guardarsi da tante cose che realizziamo, anche giuste, ma che nascono dal bisogno di autogratificazione e di autoconsolazione e che finiscono per rimanere fine a se stesse. L’umanità ha bisogno di essere guarita dai tanti mali che le impediscono di dialogare con Dio, Padre di tutti”. Vogliamo riprendere con l’Ottobre Missionario il cammino di Animazione Missionaria nei nostri gruppi, nelle fraternità, nelle parrocchie, ripartendo da Dio, da ciò che conta, che a tutto dà senso. E vogliamo vivere questo tempo in pienezza, sapendo che stiamo costruendo il Regno di Dio, regno di giustizia e di pace, regno di fraternità e di misericordia, recuperando e testimoniando una passione missionaria travolgente, essenziale e soprattutto “corale”.

fra Corrado Trivelli

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Giugno 2009

La bellezza dell’amore fraterno

Durante il percorso pasquale che abbiamo fatto nella Chiesa, la liturgia della Parola ci ha indotto spesso a riflettere sul fatto che ci è stata data l’opportunità di sperimentare e di far sperimentare la viva presenza del Risorto tra noi, nella Chiesa e nella vita del mondo. Gli annunci del Vangelo contenenti le apparizioni del Cristo Risorto ai discepoli ci hanno invitato anzitutto a mettere a fuoco la nostra esperienza di Gesù, il nostro incontro con Lui nella Chiesa, suscitando in noi il desiderio di testimoniare con la vita l’amore generoso che ci ha salvati, orientandoci verso la vita di fraternità che le prime comunità cristiane vivevano, o meglio dire, tendevano a realizzare con scelte serie e impegnative. Ciò che fondamentalmente le caratterizzava era l’amore fraterno: “Erano un cuor solo ed un’anima sola” (Atti degli Apostoli). Ma tale amore non rimaneva chiuso nella dimensione spirituale, bensì si traduceva nella libera condivisione dei beni anche materiali, tanto che tra di loro non esisteva più alcun bisognoso. Un amore fraterno che traeva il suo fondamento nell’Amore di Dio: chi ama Dio è sollecitato ad amare anche il prossimo, e l’amore, sia di Dio che del prossimo, è frutto di fede. È credendo che i fedeli entrano in comunione con Dio e in cammino con il prossimo. Per questo a Luca preme sottolineare anche la condivisione dei beni materiali. Si tratta dell’amore fraterno che scaturisce dall’incontro con Cristo e che non si esaurisce in un puro e semplice sentimento, ma si rinnova in una concreta solidarietà. Nuova qualità di vita, e nuove relazioni interpersonali. Relazione non ispirata dall’egoismo, dall’individualismo, dalla concorrenza, dal sospetto reciproco, ma dall’apertura, dalla stima vicendevole dalla carità e dalla condivisione con i fratelli tutti, ma specialmente con quelli che si trovano nel bisogno. Tutte queste relazioni nuove, sono espressione di un cuore totalmente libero, reso capace di amare dal dono dello Spirito accolto nella fede che fanno dei credenti un cuor solo ed un’anima sola. È questo messaggio che la Chiesa italiana ci invita a portare ai fratelli abruzzesi, nella drammatica vicenda che li ha colpiti. E noi del Centro Animazione Missionaria Cappuccini Toscani vogliamo rispondere con generosa collaborazione a questo invito, ed esortiamo tutti i nostri amici volontari e collaboratori a rendersi disponibili a mettere in questo momento al primo posto la sofferenza, il disagio, la povertà nelle quali è caduto il popolo abruzzese. Senza abbandonare i fratelli geograficamente lontani, non trascuriamo i vicini.

fra Corrado Trivelli

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Marzo 2009

Non temete: Io ho vinto il mondo!

In prossimità della S. Pasqua, è doveroso da parte del C.A.M. e dei Mis- sionari, rivolgere un messaggio augurale a tutti gli amici collaboratori e lettori. Innan- zitutto ci scusiamo per il ritardo con il quale vi arrivano i ringraziamenti per i gesti di soli- darietà e generosità da voi compiuti e giunti a noi in prossimità delle trascorse festività. Purtroppo una improvvisa sopraggiunta prova che ha colpito uno di noi ha rallentato il nostro lavoro, ma adesso cerchiamo con cautela di riprendere in mano i nostri progetti e programmi. La Solennità della santa Pasqua che ci prepariamo a celebrare deve ricordarci che la proclamazione della Resurrezione del Signore Gesù, sta alla base della nostra fede come fatto e avvenimento storico. Questa è la realtà, il fatto, l’avvenimento misterioso, una vittoria misteriosa e un misterioso trionfo sulla morte, ma non per questo meno vero. Noi che crediamo in questo avvenimento non dobbiamo rinnovarlo solo liturgicamente, ma rinnovarlo con l’impegno, la vita. L’impegno del cristiano, di ogni cristiano: proclamare con la vita il nostro credere che Cristo è risorto. Nasce dalla liturgia della Parola del giorno di Pasqua un richiamo ad essere testimoni della Risurrezione. “Va ed annuncia ai miei fratelli…” dice Gesù a Maria di Magdala. Chi non rende testimonianza alla Risurrezione di Gesù non può dirsi discepolo, tantomeno missionario. La nostra fede nella Risurrezione deve essere talmente grande da costituire non solo la pace, la nostra pace, la nostra luce, la nostra gioia, ma anche diventare germe e stimolo di pace, di luce, di gioia per i fratelli. Il fatto della Risurrezione non ci rende solo spettatori, ma interpreti della sua Risurrezione che diventa fin da questa vita la nostra Risurrezione., che fin da ora si impegna in quelle scelte che sono orientate al trionfo della vita sulla morte, della pace sulla violenza, del bene sul male e sul peccato, senza esitazioni, senza scoraggiamenti di fronte agli ostacoli e alle molteplici difficoltà quotidiane che ci assillano e ci affliggono. Dobbiamo essere lievito ci annuncia san Paolo. Gesù stesso ci conforta e ci incoraggia: “Andate, come il Padre ha mandato me io mando voi… non temete: Io ho vinto il mondo”. Auguri a tutti!

per il C. A. M.
fra Corrado Trivelli

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