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Dicembre 1999

RISVEGLIARE la missionarietà

Il Natale è stato collocato da molti secoli al 25 Dicembre, perché gli antichi celebravano in questa data la Festa dedicata al Sole che, dopo il Solstizio d’Inverno, riprende a crescere, mentre le giornate cominciano ad allungarsi: è il giorno più adatto a celebrare la nascita di Gesù, sole che sorge per illuminare ogni uomo.
Nel Natale si celebrano tre fatti importanti.
Il Signore Gesù è venuto: Gesù è già nato, ciò è accaduto circa duemila anni fa e questo avvenimento non si ripete, come non si ripete la nascita per ogni uomo. Il Natale quindi è memoria viva di un fatto veramente accaduto.
Il Signore Gesù viene: Gesù non è un uomo come tutti, Egli è il Figlio di Dio, nato, vissuto, morto e risorto per noi. Egli è per sempre vivente perché ha vinto la morte. Il Natale è perciò celebrazione della presenza viva del Signore in mezzo a noi.
Il Signore Gesù verrà: ognuno di noi attende la felicità perfetta senza fine, ma non possiamo conquistarla da soli, essa è dono del Signore, quando verrà e starà sempre con noi. Il Natale perciò è attesa della venuta del Signore che ci terrà con se per sempre.
Esiste una parola che i primi cristiani conoscevano molto bene, una parola che esprime questi tre significati del Natale, Maranathà.
É un termine che viene dalla lingua aramaica, la lingua parlata da Gesù; i primi cristiani la usavano nelle liturgie come acclamazione, Il Signore è venuto e sia come invocazione, Vieni Signore!
Natale è pregare: pregare personalmente, in famiglia e come comunità.
Preghiera quotidiana: il Signore è la nostra compagnia ogni giorno e la preghiera serve a prenderne coscienza.
Preghiera concreta: il Signore vive nella nostra vita quotidiana e noi lo riconosciamo nelle cose di tutti i giorni.
Preghiera insieme: nella vita si dimenticano tante cose, ma i momenti belli non si scordano più… anche se dovessimo perdere la fede, i momenti della preghiera insieme agli amici, ai fratelli, non vengono mai dimenticati e spesso sono quei ricordi che riconducono a Dio.
Natale è momento di verifica, lasciamoci scrutare da queste parole di Madre Teresa:

É Natale
ogni volta che sorridi a un fratello e gli tendi la mano;
ogni volta che rimani in silenzio per ascoltare un altro;
ogni volta che speri con gli oppressi dal peso della povertà fisica, morale, spirituale;
ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza.
E’ Natale ogni volta che permetti al Signore di amare gli altri attraverso di te.
Preghiamo per essere capaci di accogliere Gesù a Natale in un cuore pieno di amore e di umiltà,
un cuore caldo di amore reciproco.

fr Corrado

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Ottobre 1999

Signore fa di me uno strumento della tua pace

Kosovo, un nome simbolo ormai di una terribile guerra e sempre più sinonimo di odio e di vendetta. Dopo una guerra non ci sono mai, crediamo, dei veri vincitori, ma una cosa purtroppo è sempre terribilmente vera: l’odio, il desiderio di vendetta esplodono più violenti e disumani delle bombe della guerra. E’ quello che vediamo sotto i nostri occhi. La violenza semina violenza, una catena di morte dove non conta più se uno ha ragione o torto, ma dove la vera sfida diventa quella di riuscire o meno a tenere a bada la bestia che si annida dentro di lui, come dentro il cuore di ogni uomo.
Questa fine millennio esige più che mai che i missionari aiutino l’uomo cosiddetto moderno ad essere più uomo, più se stesso e meno lupo, lupo che uccide barbaramente il proprio simile.
I conflitti armati oggi nel mondo sono tanti, nessun continente ne è esente, compresa la nostra Europa, la cui neonata unità non sembra avere risposte per le attese di pace e giustizia dei popoli.
Urgono nuovi missionari che sappiano farsi strumenti di pace e così disinnescare le mine antiuomo che si annidano minacciose nei cuori di tante persone cariche d’odio, impazzite, prive di identità.
A Città del Messico nella Piazza delle Tre Culture (azteca, spagnola e moderna) c’è una lapide che ricorda il dramma della conquista spagnola:

Il 13 agosto 1531 eroicamente difeso da Cuauhtemoc Tlatelolco (oggi Città del Messico) cadde in potere di Hernan Cortés. Non fu né trionfo, né sconfitta fu invece la dolorosa nascita del popolo meticcio che è il Messico di oggi.

Forse è così anche per il nostro mondo di oggi: la storia non è più storia di trionfi o di sconfitte, ma di conflitti sempre tragici che, nonostante tutto per grazia di Dio porteranno alla nascita di un popolo meticcio, cioè un popolo nuovo, risultante da una unità di razze e culture diverse, un popolo pacifico, migliore di quello che ha visto la storia di 2000 anni dopo Cristo.
In questo contesto, per tutta la grande famiglia francescana risuona dal Padre S.Francesco un accorato appello all’unità e a farsi, uniti, strumenti di pace per un popolo che appartenga veramente a Cristo Signore, sotto la cui guida ogni uomo diventi veramente più uomo. (cfr Conc. Vat. II G.S. 41)

fr. Daniele

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Giugno 1999

Vacanze sì… ma non per tutti

Dopo una stagione non proprio clemente è arrivata finalmente la Primavera e presto l’Estate ci farà respirare aria di vacanze: via le responsabilità, via i problemi.
Io per primo sento già il bisogno di staccare la spina, di accantonare per un po’ gli impegni, di non sentir parlare più di difficoltà e di sofferenze. Sarà un po’ per l’egoismo, per l’età (la mia intendo), per i tempi che stiamo vivendo… Chi lo sa? L’unica cosa certa è che, mentre noi ci prepariamo al riposo che è giusto, ci sono altri esseri umani come noi, che vivono una realtà da incubo che non andrà in vacanza. Penso soprattutto al dramma dei profughi del Kosovo: anche loro sono nella vacanza, in una vacanza obbligata, privi di ogni attività, perfino quella di guadagnarsi un pezzo di pane e di avere un rifugio dove riposare.
Penso anche ai numerosi bambini e giovani che ho visto per le strade in Nigeria, un paese ricco, di una ricchezza che se fosse ben distribuita, ben amministrata e non in mano a pochi o venduta agli stranieri, creerebbe una vita serena e dignitosa per tutti i suoi abitanti.
Gli stipendi dei pochi che hanno un lavoro sono inadeguati, e i molti disoccupati, soprattutto giovani, si procurano il lavoro con rapine, aggressioni, violenza. All’interno degli uffici pubblici c’è molta corruzione, il più grande sfrutta e divora il più piccolo e indifeso.
Anche qui cercano di evadere, di andare in vacanza e spesso sono le ragazze a farne le spese venendo nella nostra bella Europa, dove diventano schiave di un altro genere di sfruttamento…
Ci consola la presenza di una Chiesa Missionaria e locale che si sforza di bonificare l’ambiente e ci sostiene la fede in quel Dio Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che mantiene sempre le sue promesse e cioè che il Regno da Lui voluto e disegnato avverrà, si realizzerà, ma è necessaria la nostra collaborazione. Dio ha bisogno degli uomini e gli uomini hanno bisogno di fidarsi ancora più di Dio.
Non pensiamo soltanto a vacanze tradizionali, ma a vacanze diverse, attraverso le quali possiamo donare il tempo libero da impegni di studio e di lavoro, a favore di una crescita umana e cristiana di tanti nostri fratelli vicini e lontani. La possibilità di agire in questo senso c’è, basta avere il coraggio di fare la scelta.
Mi auguro e auguro soprattutto ai giovani ai quali giungerà la nostra rivista di avere questo coraggio ricordando che

“Niente va perduto
di quanto viene donato”

BUONE VACANZE

N.B. Se vuoi informazioni su come organizzare vacanze diverse puoi chiederlo al nostro CAM (Centro di Animazione Missionaria) di Prato.

fr Corrado

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Marzo 1999

NUOVO Look

Eco delle Missioni cambia volto! Ma sia mo sempre noi, i missionari cappuccini toscani e i loro amici che trovano voce in queste pagine volute e iniziate 35 anni fa da P. Bernardo Gremoli che ringraziamo di vero cuore, come ringraziamo P. Oneglio Bacci che ne ha proseguito l’opera e che anche oggi con la sua disponibilità ed esperienza ci è di aiuto.
Il nuovo look è semplicemente una naturale esigenza dei tempi, non crediamo ci sia bisogno di tante spiegazioni, quanto piuttosto di una serie di ringraziamenti a chi ha contribuito a progettare e realizzare la nuova grafica: un grazie di cuore a Cesare Morbidelli e a quanti hanno dato suggerimenti e disponibilità di tempo, grazie anche alla Tipografia Bisenzio per l’amicizia mostrataci.
Un appello in questo momento ci sta particolarmente a cuore: il “nuovo look” non sia solo una mano di vernice, ma segni l’inizio di un cammino di maggior coinvolgimento di tutti, missionari e amici, perché Eco delle Missioni diventi sempre più voce di tutti e strumento di crescita e animazione missionaria.
Come copertina di questo primo numero rinnovato del 1999 abbiamo scelto questa icona di S. Francesco stimmatizzato con una perla nel palmo della mano esattamente nel punto della stimmata. Un volto moderno di Francesco, un Francesco del nostro tempo con tutta la carica e la profondità dell’alter Christus chiamato da Dio a portare la consolazione di Gesù (la perla) nelle stimmate del nostro tempo, nelle ferite più profonde e incurabili dell’uomo di oggi, specialmente quelle ferite che nessuno vuole o può curare.
E’ la missione di Francesco e dei suoi figli e figlie, la risposta del Signore Gesù alla domanda di Francesco: Signore, cosa vuoi che io faccia? (FF 1032). S. Bonaventura descrivendo quel momento decisivo della vita di Francesco, commenta: Sentiva di avere scoperto il tesoro nascosto e, da mercante saggio, si industriava di comprare la perla preziosa, che aveva trovato, a prezzo di tutti i suoi beni (FF 1033). Francesco aveva poco più di vent’anni…
Di lì a poco sarà l’abbraccio al lebbroso a cambiare la sua vita da amara in dolce (Cfr Testamento, 3) e sarà il vangelo della missione (Mt 10) a fargli esclamare esultante di Spirito Santo: «Questo io voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore!». (FF 356). Era la festa dell’apostolo S. Mattia, il 24 febbraio 1209, Francesco aveva 27 anni, da quel giorno ha ripreso vigore incredibile il sogno più grande dell’uomo: diventare fratello e sorella di tutti gli uomini, dei lebbrosi e dei musulmani, di ieri e di oggi, in ogni angolo della terra.
Questo sogno è per te che leggi queste righe, con il tuo sì unito al nostro, il sogno continuerà a diventare realtà.

Gratuitamente avete ricevuto gratuitamente date. (Mt 10,8)

FR.CORRADO FR.FLAVIO FR.DANIELE

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