Padre Egidio Guidi

P1020150E’ stato il crescendo di notizie preoccupanti in arrivo dal Tanzania che ha spinto il Fratello Provinciale e me ad intraprendere un viaggio fuori programma. L’oggetto delle preoccupazioni era la salute di P. Egidio Guidi da Premilcuore, l’ultimo dei magnifici 5 Cappuccini, a cui il 2 Giugno 1963 era stato affidato l’incarico di farsi testimoni vivi di Gesù e della Chiesa in quella regione.
Partenza il 10 di Marzo presto col buio da Peretola con arrivo a Dar es Salaam a mezzanotte delle stesso giorno. Di nuovo partenza di notte in auto con P. Fabiano e l’arrivo all’ospedale di Dodoma a metà pomeriggio. Il medico che seguiva P. Egidio in ospedale a Dodoma, un giovane della missione sanitaria del governo italiano in Tanzania, ci ha fatto il punto della situazione, presenti la sorella, il nipote con sua figlia medico: i polmoni di Egidio a causa di una brutta bronchite cronica avevano smesso di funzionare. Il medico non riusciva neppure a capire in che modo riuscivano a far entrare ancora aria e a garantire un minimo di ossigenazione del sangue. Riteneva il malato non trasportabile e neppure osava togliergli l’erogatore di ossigeno per il tempo necessario ad arrivare alla sala raggi a fare qualche lastra. Tuttavia con la nipote medico fu messo a punto un viaggio a Dar es Salaam con l’aereo-ambulanza dei Flying Doctors per affidarlo ad un centro sanitario specifico. Si attendeva solo un momento in cui Egidio apparisse più in forze. Dopo la riunione lo abbiamo visto. Ti saresti immaginato un uomo allo stremo e sfinito. Ma non era affatto così. Era il solito Egidio, sostenuto sì dallo schienale alzato del letto e intento a sfrenare i grani del rosario che si intrecciavano con il tubicino dell’ossigeno , ma l’occhio mobile e sveglio era il suo. Aveva un sorriso leggero e compiaciuto come se fosse contento di aver scombussolato i nostri programmi e di averci fatti arrivare lì davanti a lui. Ma ogni parola che usciva dalla sua bocca era ossigeno rubato al suo sangue e il monitor delle funzioni vitali cominciava a lampeggiare, dando segnali di allarme. Ci siamo lasciati con un abbraccio, una preghiera, la benedizione di San Francesco, con la promessa di fumarci assieme una sport una volta che le cose fossero tornate normali. Ma Egidio è partito per l’ultimo viaggio, è sparito con il sole del tramonto del Venerdì 14 Marzo senza che quell’aereo-ambulanza potesse volare per lui. Aveva compiuto i suoi 81 anni di vita naturale di cui 51 di vita missionaria.
Eravamo disposti a fare tutto quello che fosse possibile per la salute di Egidio! Mi viene da pensare ora a quanto poco tempo Egidio stesso dedicasse alla cura della sua salute. Se avesse usato per sé un po’ del tempo che aveva dedicato alla Land Rover, o al mulino della missione e diminuito i viaggi notturni; se avesse risparmiato ai polmoni quelle sigarette di troppo che lo aiutavano a tenere duro, a dimenticare la fame, a resistere alla stanchezza, ai viaggi incessanti, a dedicarsi a tutte quelle persone che si accoccolavano pazienti all’uscio della sua casa in attesa che uscisse o gli sbollisse una sfuriata, Egidio forse sarebbe ancora con noi. Ma non sarebbe l’Egidio che conosciamo! Non ci sarebbero state all’ospedale di Dodoma code di persone desiderose di intravedere per un attimo il suo volto attraverso la finestra della terapia intensiva e incrociare il suo sguardo in un muto saluto per dirgli “vedi, ci sono”, né il suo funerale si sarebbe tramutato nella festa che è stato. Egidio: la sua economia sempre in deficit, sempre al verde e pieno di debiti; quello che aveva e riceveva lo investiva per la sua gente , salute compresa, ma non bastava perché la sua gente non finiva mai. “Padre Egidio”, ha detto il rappresentante del Governo e Membro del Parlamento al suo funerale, “era l’uomo di chiesa, ma allo stesso tempo era anche il babbo, il trasportatore, la banca, la posta, il farmacista, il veterinario, il governo, il giudice e il difensore dei poveri e degli orfani”. Con quale autorità lo faceva? Con quella che deriva dal sentirsi al servizio di tutti specie dei più piccoli. Per questo la sua parola era ascoltata e accettata. La sua vita la viveva come una catechesi perenne e la predica in chiesa era la lettura degli avvenimenti quotidiani visti alla luce di Dio. Potevi sentirti parlare a Natale che era morta la mucca da latte della missione o che il carico dei fagioli da portare al mercato era andato con la piena del fiume. “Dio è grande! Non dobbiamo scoraggiarci! “, ripeteva Egidio specie quando la sua serenità e giovialità entravano in contrasto con la fatica, con i bisogni suoi e degli altri, con la durezza degli uomini e le delusioni e infine con l’età avanzata e la morte. Queste parole di P. Egidio sono state ripetute senza sosta durante il funerale e sono il segno profondo della sua fede e la sua eredità più preziosa, che supera tutto quello che le sue mani e il suo ingegno hanno lasciato nei luoghi dove è stato presente. Safari njema, Chausiku. Kwaheri akuonana!

P.Francesco Borri

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