SPECIALE
Nigeria
- Quando La Custodia Nigeriana compie 25 Anni
P. Corrado Trivelli
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La gioia più grande per i genitori è la verifica
di crescita in salute fisica, spirituale e culturale dei propri
figli. È ciò che i cappuccini toscani hanno provato
visitando ancora una volta in Nigeria la fraternità cappuccina
della Custodia, che celebra quest’anno il venticinquesimo
anniversario di fondazione. Il motivo principale del viaggio
è stato appunto il desiderio di partecipare a questo
Giubileo, che ha avuto il suo momento celebrativo forte il 24
Ottobre scorso, presso il primo convento cappuccino costruito
in Onitsha, nell’Anambra State.Desiderio di ringraziare
il Signore insieme ai confratelli cappuccini nigeriani per averci
chiamati a rendere presente il carisma francescano in queste
regioni del sud-est della grande nazione dell’occidente
africano.
Erano presenti, il P. Agapithi Mrasso, definitore generale inviato
dal generale per la visita canonica e fraterna alla Custodia,
P. Bernardino Faralli, che nel 1984, insieme a P. Giulio Galassi
e P. Mario Folli, fu pioniere di questa semina francescana.
Purtroppo P. Giulio e P. Mario non hanno potuto affrontare per
motivi di salute il viaggio, ma sono ugualmente partiti con
noi, con l’affetto e la volontà di condividere
l’evento. Presente il P. Provinciale, Fr. Luciano Baffigi,
già conoscitore dei problemi della Custodia per precedenti
visite fatte insieme al segretario delle missioni, P. Stefano
Baldini, ex provinciale, coinvolto fin dagli inizi con P. Vittore
Parri di felice memoria, nella fondazione: accompagnatore premuroso
di questa nuova realtà durante i numerosi anni del suo
provincialato, promotore e sostenitore dello sviluppo della
nuova fraternità. Unito a noi, Fr. Giorgio Picchi, missionario
in Tanzania, quale rappresentante della sorella provincia dell’Est
Africano, il quale ha portato il saluto e l’augurio di
tutti i confratelli tanzaniani.
Abbiamo avuto più volte occasione di parlare della Custodia
in questa nostra rivista di formazione e informazione alla missionarietà,
fin dai primi anni della fondazione con abbondanti documentazioni,
scritte e fotografiche sulla costruzione di nuove strutture,
sullo sviluppo numerico e qualitativo della fraternità,
sulle scelte e decisioni prese per un maggior servizio apostolico
in mezzo ai poveri. Oggi ci conforta il fatto nuovo che ha condotto
i fratelli a fare scelte concrete e coraggiose per raggiungere
una certa indipendenza e autonomia sul piano economico, che
contribuisce senz’altro a farli sentire maggiormente responsabilizzati.
I progetti realizzati sono qui documentati: coltivazione di
palma per olio, di ananas e banane in Benin City; suini da macellare
e vendere; allevamento di pesci in vasche presso il convento
di Ibadan; di animali da cortile presso il convento di Onitsha.
Tutti prodotti che andranno sul mercato e procureranno un guadagno
per il sostentamento della comunità. Questa è
stata una scelta sofferta, perché obbligata e non in
sintonia con l’originale spirito francescano, che prevede
di vivere e sostenerci di elemosine e della carità del
popolo di Dio. Ciò che appartiene alla tradizione europea
non è tuttavia sempre possibile trasferire nella cultura
di queste regioni, anche perché dove sono in servizio
i nostri confratelli la gente è segnata da estrema povertà,
come nelle isole della laguna di Lagos, alla periferia di Enugu,
nel Quartiere di Olunde in Ibadan: sarebbe assurdo chiedere
offerte ed elemosine. Ma anche altrove, non esiste la tradizione
di sostenere coloro che collaborano nel servizio apostolico,
specialmente se religiosi.
Non abbandoneremo, comunque, i confratelli e figli cappuccini
nigeriani, poiché l’indipendenza economica dalla
Provincia Toscana rimane un obiettivo non pienamente raggiunto.
Almeno per le opere di carità, continueremo a dare un
fraterno sostegno, sperando nella consueta generosità
di voi, amici benefattori.
Giubileo
della Custodia dei Cappuccini
di Nigeria (24/10/2009)
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Siamo al giorno dedicato alla solenne celebrazione giubilare
della Custodia Cappuccina in Nigeria.
Ha presieduto la Concelebrazione Eucaristica il Vescovo Mons.
John Ayah, della diocesi di Ogoja, con il Vescovo emerito della
diocesi di Issele-Uku, Mons. Emmanuel Otteh, il M. Rev.do Definitore
generale dell’Ordine dei Cappuccini, Br. Agapithi Manso,
il Provinciale dei Cappuccini Toscani, Fr. Luciano Baffigi e
il Superiore Regolare della Custodia, Br. Mark Ezeh.
Hanno concelebrato tutti gli altri confratelli cappuccini presenti,
compresi i rappresentanti della missione della Repubblica del
Benin, Fra Azara, Guardiano del Convento di Cotoneau, il responsabile
della formazione Fr. Claudio e gli altri toscani scesi giù
per condividere la gioia di questo momento importante per l’ordine
Francescano Cappuccino.
Erano presenti e partecipi anche numerosi sacerdoti del clero
secolare e altri religiosi presenti in Onitsha.
Ricco è stato il contenuto omiletico del Vescovo che
ha presieduto l’Eucarestia, che ha sottolineato i valori
della celebrazione giubilare con la liturgia della Parola proclamata.
Sono stati fatti altri interventi che hanno evidenziato l’importanza
di questa fondazione che venticinque anni or sono, grazie alla
richiesta del Cardinale Francis Arinze, allora Arcivescovo di
Onitsha, fece conoscere il carisma francescano a queste popolazioni
e alle loro Chiese locali. In questi 25 anni la fraternità,
iniziata presso una piccola casa di Onitsha con la presenza
di tre cappuccini toscani, Giulio Galassi, Bernardino Faralli
e Mario Folli, e due nigeriani, Br. Clemens Akosa e Br. Peter
Achuonye, è cresciuta e fiorita spiritualmente e numericamente:
28 sono i frati sacerdoti, 2 i fratelli non chierici, 5 studenti
del corso di teologia presso Enugu, 17 del corso di filosofia
in Ibadan, 11 in Benin City i post novizi e, sempre in questo
convento, 8 sono i novizi.
Nel convento di Onitsha l’accoglienza dei postulanti:
6 al primo corso e 7 al secondo. 31 sono i religiosi di professione
perpetua e 30 di professione temporanea. Questa realtà
ci dà garanzie per il futuro della presenza cappuccina
in Africa. La Concelebrazione è stata accompagnata dal
canto dei giovani della Gi.Fra e dell’O.F.S. di Onitsha.
È stato poi distribuito il pranzo tipico nigeriano a
coloro che hanno partecipato alla festa, riso e gari con carne.
Hanno fatto seguito danze e canti appartenenti alla tradizione
delle popolazioni dell’Iboland e della tribù Ieoruba,
eseguite in costume dai giovani studenti cappuccini e dal gruppo
dei ragazzi della nuova parrocchia S. Francesco d’Assisi
in Enugu, dove prestano servizio tre dei nostri confratelli
locali.
Le musiche erano eseguite da maschietti, con strumenti tipici
di queste regioni, e le danze da bambine e ragazze, mimando
scene varie di caccia e di vicende che accompagnano la quotidianità
di quelle popolazioni.
Con il calar del sole, rimasto presente per tutta la giornata,
mentre stava scomparendo proprio alla confluenza del grande
fiume Anambra con l’altrettanto grande fiume Niger, uno
spettacolo unico di colori si è presentato ai nostri
occhi: riflettendosi nelle acque dei due fiumi, la ricca e variopinta
vegetazione presente lungo le sponde, suggeriva alla nostra
fantasia e immaginazione un possibile angolo di Paradi

Giubileo
della Custodia dei Cappuccini di Nigeria (24/10/2009)
Indirizzo di ringraziamento di P. Mark N. Ezeh,
superiore regolare della Custodia
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Il superiore regolare
e tutti i membri della Custodia dei Cappuccini di Nigeria esprimono
la più sincera e sentita gratitudine innanzitutto alla
Santissima Trinità, per il sostegno accordato al nostro
Ordine durante tutta la sua storia in Nigeria.
Esprimiamo la nostra sincera gratitudine a Sua Eminenza il Cardinale
Francis Arinze (allora Arcivescovo di Onitsha) che nel 1982
invitò formalmente i Cappuccini all’Implantatio
Ordinis in Nigeria. Ringraziamo per la sua presenza l’Eccellentissimo
Vescovo di Ogoja, Mons. John Ayah, che presiede questa Concelebrazione,
così come S.E. Mons. Emmanuel Otteh, Vescovo Emerito
di Issele-Uku e tutti i sacerdoti concelebranti.
Siamo sempre molto grati all’intera Provincia Toscana
dei Cappuccini, che non solo accettò il delicato compito
di impiantare l’Ordine in Nigeria, ma che si è
fatta carico di curarne la crescita, con grande impegno e responsabilità,
dall’inizio fino ai giorni nostri. La più accorata
preghiera dei fratelli della giovane Custodia è che la
provincia madre non li abbandoni: è bello, per un giovane
di 25 anni, soprattutto nel contesto nigeriano, vivere ancora
coi genitori, oggetto di ogni cura ed attenzione.
In modo speciale siamo grati ai Ministri della Provincia Toscana
che si sono succeduti in questo periodo, a cominciare dal fratello
Lino Parri, di venerata memoria, fino a Stefano Baldini, Lorenzo
Pasquini e Luciano Baffigi, per l’amorevole cura, attenzione
e assistenza che hanno sempre dimostrato verso la nostra Custodia.
Essi hanno fatto crescere l’Ordine in Nigeria, dal suo
inizio fino ad oggi. Allo stesso modo restiamo sempre grati
a S.E. Mons. Francesco Gioia e ai tanti altri benefattori che
ci sono stati di immenso aiuto, in modi diversi, nel far crescere
l’Ordine in Nigeria durante questi 25 anni.
In modo speciale vogliamo ricordare i tre missionari cappuccini,
che volontariamente si sono dedicati a questo compito così
delicato: i fratelli Giulio Galassi, Bernardino Faralli e Mario
Folli. Essi lasciarono la loro Italia per la Nigeria, con l’impegno
di far nascere l’Ordine, nel 1984. Col tempo, altri seguirono:
i fratelli Gianfranco Macconi, Daniele Bertaccini e Godfrey
Zarb. Oggi celebriamo il frutto del lavoro e dei sacrifici di
tutti loro.
Può essere interessante per voi sapere che, a 25 anni,
la Custodia conta sei fraternità, 60 fratelli professi,
tutti locali, di cui 31 con professione solenne (28 sacerdoti
e 3 non chierici) e 29 con professione temporanea.
L’indispensabile apporto del precedente segretario delle
missioni, fr. Oneglio Bacci, e dell’attuale, fr. Corrado
Trivelli, alla crescita della giovane Custodia di Nigeria, non
può essere sottovalutato. La loro generosità verso
i fratelli ha meritato loro il nome di “Babbo Natale”.
Pensiamo a tutti i nostri benefattori e benefattrici, quelli
lontani e quelli vicini, che in tanti modi differenti hanno
contribuito ad accompagnare l’Ordine Cappuccino in Nigeria
fino a questa fase di soddisfazione, seppur sempre delicata.
A tutti voi restiamo sempre grati e preghiamo Dio, per l’intercessione
di San Francesco e Santa Chiara, di proteggervi, benedirvi e
ricompensarvi
con la vita eterna.
Negli anni seguenti, si trovò, a periodi alterni, ora
in un posto ora in un altro, per offrire collaborazione missionaria
ed i suoi servizi specifici di operaio. Si trovò per
questo a Kongwa, aiutò ad Mlali alla costruzione del
“Centro per bambini motolesi”. Fu un uomo “tuttofare”,
sempre pronto alle prestazioni più varie, specialmente
quando, negli anni 1990-2000, arrivavano, a ritmo serrato, sempre
più numerosi, gruppi giovanili per l'esperienza missionaria.
Giubileo
della Custodia dei Cappuccini di Nigeria (24/10/2009)
Indirizzo di ringraziamento di P. Luciano Baffigi, ministro
della Provincia Toscana dei Cappuccini
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Eccellenza Monsignor John Aia, Vescovo della diocesi di Ogojia,
Eccellenza Emanuel Ote, Vescovo emerito della Diocesi di Iselucu
ed ex Vicario generale di Onitsha, reverendi sacerdoti e religiosi,
carissime sorelle delle varie Congregazioni, fratelli e sorelle
in Cristo: Il Signore vi dia la sua pace.
Sia lodato Dio che quest’anno ci ha donato motivi di immensa
gioia. Pochi mesi fa noi, figli e figlie di San Francesco, siamo
stati ad Assisi per festeggiare l’8° centenario dell’approvazione
della nostra Regola. Oggi con i cuori colmi di gioia possiamo
davvero dire con Maria “Grandi cose ha fatto l’Onnipotente
e santo è il suo nome”. L’avvenimento di
Assisi in qualche modo si rivive ancora oggi in questa celebrazione
liturgica, grazie al
Signore Gesù che ha piantato e fatto crescere il seme
di questa forma di vita in terra nigeriana.
Sento l’obbligo di ringraziare anzitutto Sua Eccellenza
Monsignor John Aia, Vescovo della diocesi di Ogojia che con
affetto paterno ha accettato di presiedere questa Celebrazione
Eucaristica. La ringrazio per le sue parole e per l’amore
che nutre verso noi cappuccini. La prego Eccellenza di portare
i nostri sinceri ringraziamenti a Sua Eminenza Card. Francis
Arinze, che ci ha invitato qui 25 anni fa e ci ha sempre dimostrato
grande affetto e vicinanza. Colgo questa opportunità
per ringraziare anche Monsignor Valerian Okeke, attuale arcivescovo
di Onitsha, cosi come gli altri vescovi delle diocesi nelle
quali abbiamo stabilito le nostre fraternità per le loro
cure e attenzioni verso le nostre comunità. Un grazie
va anche a tutti i presenti, specialmente a P. Agapit, definitore
generale per l’Africa, a P. Stefano Baldini qui presente,
che per tanti anni ha seguito lo sviluppo della plantatio Ordinis,
a P. Bernardino Faralli, anche lui qui presente che, insieme
a P. Giulio e P. Mario, ha iniziato questa opera, ai membri
dell’Ordine francescano secolare, alla Gioventù
francescana, ai nostri benefattori e benefattrici, e a tutti
coloro che ci hanno sostenuto spiritualmente e materialmente
in questi anni. Dio vi ricompenserà.
Mi rivolgo infine a voi cari fratelli cappuccini: ormai il seme
del nostro carisma è piantato. Voi siete i primi frutti
della Grazia di Dio e i primi frati di san Francesco nella vostra
terra, avete un compito anzi una responsabilità molto
importante. Il Signore vi ha chiamato e vi chiama anche oggi
a vivere il carisma dell’Ordine francescano in mezzo al
vostro popolo, là dove Lui stesso vi ha chiamato alla
vita e vi ha donato la fede. Siete cresciuti di numero in pochissimo
tempo: ora siete 68 e altri giovani stanno chiedendo di entrare.
Avete il dovere e la responsabilità grande di tramandare
ai fratelli, che il Signore chiamerà al nostro ordine
cappuccino dopo di voi, i valori autentici della nostra identità.
Il richiamo del Papa al Sinodo africano in corso “Africa,
alzati e mettiti in cammino” è l’eco della
chiamata del Crocifisso di S. Damiano perché anche voi,
da veri seguaci di S. Francesco, in povertà, semplicità
e letizia, possiate dare il vostro specifico contributo a questa
terra amata da Dio ma ancora afflitta da tanti mali.
Porto a tutti voi gli auguri di P. Giulio, P. Mario e gli altri
frati che hanno lavorato per la plantatio ordinis in Nigeria
e che che non sono potuti venire.
Grazie di cuore a tutti voi qui presenti per aver condiviso
con noi la gioia della celebrazione di questo importante anniversario.
Pace e bene (udo na mma)
La Casa
di Accoglienza in Ibadan
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Abbiamo in passato seguito con interesse la costruzione di
questa casa di accoglienza per bambini e ragazzi affetti da
malattie tropicali. Abbiamo documentato il cammino nel proseguio
dei lavori, la sua inaugurazione insieme alla consacrazione
della chiesa dedicata a San P. Pio da Pietrelcina. P. Mario
Folli e i fratelli cappuccini nigeriani hanno desiderato questo
complesso accanto al convento nel quartiere di Olunde, anch’esso
dedicato a al Santo di San Giovanni Rotondo, nella città
di Ibadan. Il C.A.M. ha sostenuto e ha cercato con l’aiuto
di benefattori, fra cui è doveroso ricordare soprattutto
Mons. Francesco Gioia e il gruppo dei suoi amici, di rispondere
positivamente al desiderio dei fratelli.
Terminata la costruzione, molti si domandavano: ora come funzionerà?
Alcuni manifestavano scetticismo, poiché in una zona
prevalentemente musulmana, si sussurrava: chi andrà alla
chiesa e chi porterà bambini alla casa di accoglienza
gestita dai frati cattolici? Forse ci si dimenticava di fare
i conti con la fede.
I progetti che il Signore suggerisce non possono fallire, specialmente
quando si incontra, magari con fatica, la Provvidenza che aiuta
la loro realizzazione. In occasione di una visita ad Ibadan,
con l’allora ministro Provinciale P. Stefano Baldini,
un confratello si sentì di assicurare a P. Mario e a
tutta la fraternità che la chiesa e la casa, entro due
anni, sarebbero state cosa fatta. Sono stati necessari 4 anni,
ma l’opera ora è compiuta e, dopo l’ultima
visita avvenuta il 26-27 ottobre scorso, possiamo dare una risposta
rassicurante a color che furono dubbiosi.
La chiesa non serve molto alla popolazione del quartiere, prevalentemente
musulmana; comunque ogni giorno, alla celebrazione eucaristica,
è presente un piccolo gruppo di fedeli. È nel
fine settimana che si arricchisce di molte presenze: sono fedeli
che provengono da Lagos, da Ijebu-Ode, principalmente appartenenti
ai gruppi di preghiera di P. Pio, da tempo numerosi in Nigeria,
che vengono in pellegrinaggio a quello che ormai considerano
il Santuario di S. Pio da Pietrelcina.
La casa di accoglienza ha iniziato a funzionare come centro
ambulatoriale dipendente dal vicino ospedale. Due volte la settimana
è presente un medico e una suora infermiera per accogliere,
visitare e prestare cure a numerosi bambini, che vengono condotti
dai genitori appartenenti a religioni diverse e a confessioni
cristiane diverse; i cattolici, qui in Ibadan, sono una minoranza.
L’ambulatorio si trova a piano terra, dotato di alcuni
macchinari necessari alle analisi, ancora insufficienti, ma
per il cui completamento attendiamo un intervento di amici benefattori.
Un piccolo appartamento con cucinotto, saletta pranzo e cameretta
per il medico e l’infermiera.
Non è mancata l’attrezzatura di un saletta di aspetto
per i bambini e i loro accompagnatori, dotata anche di qualche
gioco per intrattenerli in serenità prima della visita.
Al piano secondo vi sono dieci camerette, ben arredate e con
bagno, per l’accoglienza di coloro che desiderano trascorrere
qualche giorno in ritiro spirituale presso il nostro convento.
Un Padre si pone al loro servizio per l’assistenza spirituale,
momenti di preghiera e di riflessione. Quella sala che doveva
essere in un primo tempo la palestra per eventuale fisioterapia
dei bambini, viene anche trasformata all’occorrenza in
sala per conferenze e meditazioni. È qui che la fraternità,
per aver una certa autonomia economica, ha realizzato vasche
con allevamento di pesci.
Dopo aver compiuto questa visita, accompagnati dal confratello
P. Adolfo, superiore della fraternità, siamo passati
nella bellissima chiesa dedicata a S. P. Pio, dove abbiamo concluso
la nostra faticosa giornata con il canto del Vespro e la Concelebrazione
Eucaristica, cui ha partecipato il gruppo dei giovani confratelli
studenti che compiono qui lo studio della filosofia.
Ci siamo sentiti spinti, anche questa sera, a ringraziare con
tutto il cuore il Signore e i confratelli che hanno lavorato
per portare a compimento l’opera iniziata dai nostri primi
missionari toscani.

L'immensa città di Lagos è costituita da un insieme
di isole collegate tra di loro mediante viadotti e pontili,
che a loro volta collegano il tutto alla terra ferma, dalla
quale partono le grandi arterie verso il nord e verso il sud-est.
Ai limiti della laguna, oltre il porto, vi sono altre isolette
dove si trovano piccoli gruppi di rifugiati politici di altri
paesi africani, un tempo colonie francofone, che hanno deciso
di fermarsi in queste zone perché molto pescose, in grado
di assicurare la possibilità di sopravvivere: sono
l’Isola del Serpente e di Tomaro.
Purtroppo la lingua diversa, che ancora non permette a questo
gruppo etnico di relazionarsi con i cittadini di Lagos e con
i pochi nigeriani che esercitano professioni dipendenti da agenzie
marittime, l’assenza di scuole, la mancanza di mezzi economici
per costruirsi una casetta, li costringe a vivere ancora su
palafitte. Abbiamo avuto già occasione di parlarne in
qualche precedente numero di questa rivista, quando abbiamo
comunicato le scelte di apostolato dei confratelli cappuccini
nigeriani e di essere stati a visitare queste popolazioni.
Anche in occasione di questo viaggio in Nigeria, siamo riusciti,
anche se solo l’ultimo giorno, a trovare il tempo per
una breve visita a questi fratelli delle due isole e avviare
con loro un progetto per la costruzione di una scuola primaria
nell’Isola del Serpente, che sarà portato avanti
dagli stessi abitanti dell’isola.
Lettera
dei missionari responsabili delle adozioni
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Carissimi amici e benefattori, il progetto delle adozioni a
distanza e sostegno (borse di studio) per studenti, è
sempre più urgente. Sempre più alte sono le rette
scolastiche e sempre più bassi gli stipendi che percepiscono
i lavoratori, per cui persiste la difficoltà per le famiglie
di mantenere i propri figli a scuola.
Comunque vi assicuriamo la nostra vicinanza affettiva alle famiglie,
soprattutto ai bambini e agli studenti che voi sostenete con
i vostri risparmi. Ognuno di loro è iscritto regolarmente
a scuola e ha ricevuto tutto il necessario che i familiari non
hanno possibilità di procurare: libri, quaderni, penne,
colori, per la scuola materna ci sono stati assicurate
dal Centro Animazione Missionaria, così come le divise
che verranno inviate con il prossimo container. Questo è
l’aspetto più importante - pensiamo - quello che
conta veramente è che bambini e ragazzi vadano a scuola
e seguano regolarmente le lezioni.
Le ragione per la quale le informazioni giungono con difficoltà,
e non sempre di tutti e per tutti, è la seguente: abbiamo
iniziato un lavoro che richiede molta attenzione e pazienza,
per riordinare e aggiornare le schede. Stiamo verificando, caso
per caso, anche la frequenza ai corsi. Spesso bisogna controllare
i dati anagrafici che nei villaggi non sempre sono riportati
con precisione. Ci scusiamo con voi e vi chiediamo, pertanto,
tanta comprensione: il lavoro che stiamo facendo, non solo non
compromette l’assistenza presso ogni caso che aiutate,
come abbiamo già più volte comunicato, ma ci permetterà
di procedere in modo più spedito, ordinato in sintonia
con il C.A.M. di Prato.
Inoltre approfittiamo per esortare, se ne avete possibilità,
a non abbandonare l’adottato a metà cammino, ma
accompagnarlo fino al termine degli studi, almeno quelli primari,
che durano sette anni. Per gli studenti che già hanno
iniziato le scuole secondarie, sarebbe opportuno seguirli fino
alla maturità. Se questo non fosse possibile, vi preghiamo
di avvertire per tempo il C.A.M. in modo che possa provvedere
alla vostra sostituzione.
Vi ringraziamo ancora per la vostra generosa collaborazione
e, a nome di tutti i missionari, invio un fraterno ed affettuoso
saluto.
P. Mario Folli, (ancora a mezzo servizio per la Nigeria)