P.Mario Cremasco ofm cap.(1940-2005)

P.Mario Cremasco P. Mario, figlio di Giovanni e Nives Schnautz, era nato a Firenze il 16 Dicembre 1940. Non era più ragazzo, quando, a 17 anni, già ammesso al Liceo, decise di entrare nell’Ordine cappuccino. Nonostante i suoi 17 anni, si sottomise, con giovanile serenità, alla disciplina del noviziato prima e dello studentato poi, pur conservando, intatta, la propria identità fiorentina di spirito alquanto libero. Col sacerdozio offrì subito una prova concreta pochi mesi dopo l’ordinazione sacerdotale, in occasione dell’alluvione di Firenze nel 1966. Abbiamo ritrovato un ritaglio de “La Nazione” del 28-12-1966, dove è descritta l’opera svolta dal giovane frate. Il titolo stesso è emblematico “L’infaticabile cappuccino”: “Molti abitanti del quartiere di Gavinana,così provato dall’alluvione,adempiono al dovere di ringraziare il giovane cappuccino del convento di Montughi, p. Mario Cremasco, che non badando a sacrifici, fatiche, pericoli, fin dalla sera del 5 Novembre, guazzando con una bicicletta fra acqua e mota, è venuto da noi, domandando ciò che ci necessitava. Così, due volte al giorno, anche di sera, alla luce di una lampadina elettrica, appesa alla tonaca, portando sulle magre spalle un rigonfio zaino e una capace bisaccia, ha salito numerose scale, distribuendo indumenti, candele, sapone, disinfestanti, i medicinali che gli venivano richiesti ed altri oggetti domandati. A P. Mario per il suo pronto, generoso, spontaneo sacrificio, durato tutto Il mese di Novembre, auguriamo tanta ricompensa dal Signore.”... Gli abitanti di Gavinana. P. Mario fu un vero “frate del popolo”. I 22 anni passati a Careggi (ospedale e Cappelle del commiato), condensano una vicenda sacerdotale di incisiva presenza in mezzo alla gente più bisognosa e povera. Nel periodo “careggino”, p. Mario si incontrò con una forma di apostolato, che segnerà in seguito il suo sacerdozio: l’assistenza agli Scouts. Lo stile di vita dello Scout sembrò attagliarsi perfettamente al suo carattere di frate cappuccino aperto, dinamico, santamente irrequieto. A Montughi ritrovò i giovani, organizzando personalmente, suscitò le iniziative e animò le quotidiane attività. Trasferito il “Centro” dell’attività missionaria a Prato, si offrì a gestire quanto restava a Montughi dell’antica presenza. Oltre la gestione della “Mostra” missionaria, si sentì come investito a tentare l’esperienza di una presenza giovanile in terra africana. Vide nei precedenti “Campi-lavoro” l’iniziativa più propizia per un coinvolgimento dei giovani della parrocchia in quella avventura. Nacquero, così, le sue ripetute spedizioni giovanili nella missione di Tanzania. P.Mario CremascoEd infine arrivarono gli interventi di solidarietà cristiana verso i paesi dell’Est europeo. P. Mario ne condivise fattivamente la preparazione, la raccolta dei beni necessari, la loro diversa catalogazione e poi il viaggio in Romania. Ne parlava con grande passione. Ogni volta ritornava come frastornato dall’enorme miseria incontrata. I 13 anni trascorsi nel servizio nella parrocchia di Montughi lo videro, pertanto, partecipe e spesso protagonista nelle varie attività benefiche parrocchiali. Possedeva una vitalità esplosiva, che mise sempre a servizio del prossimo, sia all’interno della casa religiosa che all’esterno nelle varie emergenze caritative parrocchiali, senza parlare della sua forte e ininquinata sanità fisica, testimoniata dalle 163 donazioni di sangue generosamente offerte, come ha attestato, grato, il rappresentante dell’AVIS. Era in procinto di partire per il Sud-Est asiatico (Sri Lanka). La morte si è intromessa e P. Mario è partito per la casa del Padre la mattina del 25 Settembre 2005. Ha preceduto il funerale, la sera del 26 Settembre, una affollatissima “veglia funebre”. La mattina dopo, una folla commossa e silenziosa, ha assiepato la chiesa ed ha ascoltato, compunta, l’omelia del celebrante e i due interventi di giovani particolarmente legati al confratello defunto. q

Il traguardo della missione
Sara

Carissimo Padre Corrado, spero ti ricordi di me; sono Sara la ciclista del Varesotto, la Varesotta come tu mi dicevi, la prima atleta che si interessò alle tue iniziative a favore delle missioni. Dopo i colloqui chiarificatori circa le possibilità di volontariato e soprattutto dopo il mio ritiro dall’attività sportiva a causa sopraggiunti problemi fisici, sono entrata nell’Associazione di Volontariato della mia Diocesi, dove svolgo servizio come infermiera professionale. Adesso mi trovo con alcuni volontari in Burundi e nella zona da te ricordata durante la tavola rotonda svolta alla Roxy. Ho potuto visitare i sepolcri dei tre martiri missionari saveriani di cui ci parlasti: P.Ottorino MauleP.Ottorino Maule, P.Aldo MarchiolP.Aldo Marchiol e la volontaria Catina Gubert che tu avevi già conosciuto come volontaria dell’ L.V.I.A. in Tanzania. In questi ultimi giorni di settembre è stato celebrato il decennio di questo martirio e ho pensato a te, a ciò che ci dicesti a riguardo di questi confratelli, ai colloqui che avesti con loro durante la sosta forzata presso la Procura dei Saveriani in Boijumboura causa il coprifuoco. Ricordo che Catina ti disse: “chissà se per il Natale ci rivedremo in Italia, perché sembra che qualcuno voglia farci la festa e così lasceremo le nostre ossa su questa matta terra africana”. Pochi mesi dopo questo colloquio con te, la profezia si è avverata. La sera del 30 Settembre Catina veniva uccisa. La loro colpa: erano stati testimoni della verità. Erano persone scomode e la vendetta si fece attendere, ma arrivò con efferata crudeltà. Carissimi Missionari martiri, da dieci anni siete sotto l’arco che sovrasta le vostre tombe. La grande scritta sull’arco bianco annuncia a tutti la parola di Gesù: “Beati i costruttori di pace”. Sopra i pezzi di pietra che ricoprono le vostre tombe poggia un libro aperto in marmo bianco, con la vostra foto e le date della vostra nascita in terra e in cielo: quella del martirio. Un libro aperto, nel quale cerchiamo di leggere il messaggio che ci avete lasciato in eredità. Aiutatemi a leggere la mia vita, che vorrei dedicare totalmente a Gesù e ai fratelli. In passato ho desiderato di raggiungere ben altri traguardi, gratificazioni al mio orgoglio e alla volontà di prevalere, di primeggiare. Ho aspirato alla “Gloria”, credendo di poter diventare campione del pedale. Perché proprio durante una gara ho incontrato un simpatico cappuccino missionario che mi ha toccato il cuore rendendomi prima interessata e poi dedicata alla missione? Perché ad un tratto un disturbo mi ha bloccato nella carriera che avevo intrapreso? Cari missionari martiri, quando ho sentito raccontare la vostra storia, non avrei mai pensato che un giorno sarei stata qui davanti alla vostra testimonianza ancora viva e presente. Comunicatemi la vostra fede e la vostra forza, perché possa continuare il cammino intrapreso, aiutatemi a pedalare con la stessa lena con la quale mi arrampicavo sulle montagne e sulle valli varesine. Ti saluto e ti abbraccio fratello Corrado. Ti aspetto in Burundi.q

Notizie da Mkoka
P.Egidio Guidi

P.Egidio GuidiCarissimi confratelli del C.A.M. e benefattori tutti, ormai ho la fama di colui al quale pesa molto tenere la penna in mano, ma invecchiando e soprattutto vivendo di urgenze, qualche piccolo sforzo sono capace di farlo anch’io. La comunità progredisce numericamente (qui i figli si fanno), e spiritualmente. Si dice che Baba Egidio è un lavoratore più del braccio che del pensiero, ma qualcosa pastoralmente realizzo anch’io. Non sono né carismatico, né neocatecumenale, né seguo gruppi devozionali di preghiera, ma in Dio ci credo e nel suo Figlio Gesù Cristo di cui ogni giorno mi cibo chiedendo a Lui forza e speranza. Poi sono un francescano-cappuccino, apparentemente siamo apparsi un po’ arruffoni, ma insomma qualcosa di buono per la Chiesa e per il regno di Dio la facciamo anche noi. Adesso abbiamo perfino il nuovo Vescovo di Dodoma Cappuccino, mons. Taddeo Ruwaichi. Non siamo poi male, male. Mkoka ricorda i volontari e i signori venuti qui a Maggio per il progetto asilo e attende, con viva speranza, di avere al più presto questo ambiente per i bambini che sono più di 200. La chiesa è giunta alla copertura, spero che per Natale si possa celebrare la S. Messa.
Abbiamo iniziato le fondazioni per la casetta delle suore, poiché è bene che prima di iniziare la scuola materna vengono ad abitare qui e prendere contatto con le famiglie. Intendo ringraziare tutti coloro che inviano contibuti per questa nascente nuova missione, in particolare le parrocchie di Livorno, S. Giovanni Bosco in Coteto, SS. Trinità Cappuccini e di Siena, Poggio al Vento. Attendo con ansia Luca Venturi, santo ingegnere con i suoi collaboratori, per dare l’OK al loro progetto. Un abbraccio a tutti.
q

I primi passi in Onesti…
Umberto e Salvatrice

Umberto, Salvatrice e famigliaDon Tonino Bello definiva il missionario “un mendicante che comunica ad un altro mendicante dove ha trovato da mangiare”; in questi ultimi tempi stiamo sperimentando - in qualche modo - questo vissuto. Il viaggio in auto è stato lungo e un tantino faticoso (dal sabato mattina al lunedì sera considerando le tappe notturne), ma sempre accompagnato dalla Provvidenza con gesti e circostanze di incoraggiamento. L’arrivo a Onesti è stato molto emozionante. La grande croce ecumenica illuminata posta sulla collina della città ed è stato come se Gesù crocifisso, fosse stato lì ad attenderci e pronto ad abbracciarci. Ci sentivamo davvero come arrivati a casa dopo mesi in cui ci immaginavamo in questi luoghi. Dal 1 al 5 settembre abbiamo ricevuto la visita di don Luca Niccheri, Direttore dell’Ufficio Missionario Diocesano di Firenze. La sua presenza è stata davvero un dono e un segno di comunione molto importante tra le due Chiese sorelle. Le giornate sono state per tutto il mese di settembre ricche di sole e ai gesti di accoglienza di cui abbiamo accennato s’è aggiunta la bella sorpresa della prima amicizia con la famiglia che abita di fronte alla casa dove siamo accolti (che qui chiamano Casa Francescana): Adi (cattolico), Camelia (ortodossa), con i loro piccoli Diana e Bogdan. In queste prime settimane abbiamo vissuto momenti importanti come la presentazione alla Fraternità e alla comunità parrocchiale al termine della S.Messa del 4 settembre; abbiamo ricevuto la visita in casa nostra del parroco per un primo confronto ufficiale sul progetto di cooperazione. Recentemente, inoltre, abbiamo iniziato a collaborare con la Caritas, l’Opera San Vincenzo de’ Paoli e la Congregazione delle Suore di Gesù Redentore, oltre che naturalmente con i frati cappuccini. Insieme stiamo studiando e cercando di coordinare le nuove attività caritative. Due sono le tipologie di famiglie bisognose: quelle i cui genitori (uno solo o entrambi) sono dipendenti da alcol e quelle colpite dai danni delle alluvioni, che fanno fatica a riprendere una organizzazione lavorativa (lavoro nei campi, allevamento…) e di ricostruzione delle abitazioni. Intanto Stefano e Cristiana giocano con i loro nuovi amici: Sebastiano, Diana, Marilena… sono contenti e sembrano aver trovato una loro giusta dimensione in questo nuovo ambiente ricco di novità e genuinità. Presto inizieremo alcune lezioni di rumeno, anche se intense relazioni giornaliere con la gente della parrocchia e i frati ci stanno favorendo un rapido apprendimento delle principali frasi di uso comune. Abbiamo maturato l’idea di scrivere periodicamente una lettera per condividere il nostro servizio e il nostro cammino. Lo faremo ogni tre mesi. Oggi abbiamo celebrato la festa di San Francesco. “Francesco, va’ e ripara la mia casa…in rovina”, è stato il mandato missionario che il Signore ha affidato al Serafico Padre. Beh! In qualche modo abbiamo iniziato dalle riparazioni materiali. Tuttavia qualche intervento di ricucitura ci è ora richiesto, soprattutto a livello di relazioni all’interno della comunità cristiana, affinché i progetti in cantiere siano frutto della “comunione delle volontà” e quindi dell’amicizia con Dio. Sentiteci pertanto impegnati attualmente in questo servizio iniziale e con il sostegno delle vostre preghiere, il Signore non mancherà di assisterci con il Suo Spirito. Salut, Pace si bine. Onesti, 4 ottobre 2005 Festa di San Francesco.q

Ricordo
P.Corrado e Sr. Adele Brambilla

Suor Irene al lavoro nella redazione del “Raggio”La comunità delle suore missionarie comboniane è stata provata recentemente dalla scomparsa della sorella Suor Irene Bersani, che per lunghi anni ha diretto la rivista missionaria “Raggio”. Ebbi occasione di contattarla all’inizio del mio servizio di Segretario delle missioni, per chiederle il permesso “di attingere” ad alcuni loro articoli da trasferire sulla nostra rivista missionaria. Fui colpito dalla sua cordiale disponibilità ad accogliere la mia richiesta. In seguito ho avuto modo di conoscerla personalmente visitando le Edizioni Comboniane, dove essa svolgeva con semplicità e competenza il servizio alla missione. Ho ritenuto opportuno dare spazio sulla nostra rivista alla testimonianza di una delle sue consorelle, Suor Adele Brambilla, Superiora Generale.
Carissima Suor Irene, ho ancora negli occhi il tuo sguardo e soprattutto le tue parole quando ci siamo incontrate per l’ultima volta: era il 27 Marzo 2005, giorno di Pasqua. La dolorosa notizia della tua partenza per la vita vera che non ha fine, mi ha raggiunto in Kenya. Il tuo passaggio è stato veloce e racchiuso nel silenzio della malattia che hai vissuto con coraggio tenendo, come di consueto, la finestra del tuo cuore aperta sul mondo intero. A noi rimane una eredità: la tua passione nel comunicare a tutti la sete di donna del Vangelo, consacrata a Dio per la missione ad gentes nello spirito di Daniele Comboni. Donna del Vangelo: ci lasci il dono e lo spirito delle donne che seguono Gesù e non lo lasciano. Quante volte insieme abbiamo parlato della contemplazione quale sostegno insostituibile della nostra vita! Era un tema che ti toccava e ti faceva vibrare intensamente. Ma non ti sei fermata al tuo pozzo interiore; quale donna sensibile e attenta, hai saputo attingere dalle donne del vangelo, dalle nostre sorelle di ieri e di oggi, dalle sapienze dei popoli, dallo spirito che parla alle Chiese, dall’acqua viva del carisma sempre vivo nella storia, impregnandone la tua preghiera, il tuo linguaggio, la tua missione quotidiana di comunicatrice dei valori del Regno. Donna consacrata Dio: quante volte, ultimamente, mi hai comunicato il tuo desiderio di approfondire, penetrare sempre più in questa dimensione inscindibile della nostra vita. Avevi una inquietudine a riguardo e ce l’hai comunicata più volte attraverso la tua fedeltà feriale segnata dall’invito di Daniele Comboni: “Vorrei avere mille vite per consacrarle tutte alla missione”. Per la missione ad Gentes: Una missione per la quale hai dato tutta te stessa. Una Missione che hai voluto sempre presentare e rappresentare soprattutto con il tuo volto di donna, facendoti voce di tutte le donne del mondo, per far emergere con tenacia, quella pagina di storia scritta da un universo femminile e religioso, per troppo tempo sconosciuto” arrivando a farci gustare la bellezza, la forza trasformante, la ricchezza di cammini inediti. Una missione marcata dal carisma che si mette dalla parte degli esclusi, degli impoveriti e oppressi, annunciando, provocando e attraendo, risvegliando le coscienze e sollevando interrogativi. Sui cammini di Daniele Comboni, che hai amato e hai fatto amare fino alla fine. Sono certa che lui ti ha preso per mano in modo particolare in questo ultimo periodo della tua vita. Lui, che ha scelto la croce come sua sposa, è stato il cireneo che ti ha aiutata a sostenere la tua Croce che con fedeltà hai abbracciata. A me rimane in cuore il tuo ultimo mormorio: “ grazie...ti sono vicina”. Sì, suor Irene, ti sentiamo vicina, sappiamo che già sei in compagnia di una schiera di sorelle che ti hanno accolta. Continua a sostenerci affinché possiamo essere fedeli fino alla fine all’eredità che come te abbiamo ricevuto.
q